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STALKER: Call of Pripyat, vivi o muori in 30 chilometri quadrati


STALKER: Call of Pripyat

30 chilometri quadrati di superficie contaminata dalle radiazioni successive all'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl. 30 chilometri in cui ci si gioca tutto riprendendo il filo del discorso esattamente dal punto in cui si era lasciato nella prima versione di questo videogioco per pc. Si parte quindi con la storia di un fallimento che dà l'input a tutta la trama.

L'operazione militare Freeway, promossa dal governo ucraino, si rivela una spaventosa rotta: l'obiettivo viene mancato ma soprattutto si perdono i contatti con molti dei mezzi militari partecipanti, d'ora in poi semplicemente dispersi nella Zona (i 30 chilometri quadrati). Al maggiore Alexander Degtyarev, il compito di entrare nell'area contaminata per i rilevamenti del caso.
La tensione nella prima parte del game è un tantino scarsa: scontri a fuoco brevi e prevedibili e i soliti tragitti talmente lunghi e monotoni da far dimenticare anche quale sia l'obiettivo di tanto rischio.

Solo dopo il primo contatto con gli STALKER, subentra nel game un po' di adrenalina, grazie anche alle novità rispetto alla precedente versione, in primis i dialoghi con gli NPC che permettono di assumere maggiore consapevolezza su come le migliorare le performance del proprio equipaggiamento. La trama intanto prosegue con l'arrivo nella cittadina contaminata di Prypiat e l'individuazione dei siti dove si sono schiantati i mezzi militari della missione.
Tra l'individuare e l'arrivare c'è però di mezzo un lungo e insidioso viaggio, fatto di scontri a fuoco, di ferite da curare e di mappe da seguire. Una trama avvincente eppure l'impressione è che sia tutto incerottato e troppo prevedibile.